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Risorse Umane e Benessere in Azienda

I TREND TOPICS delle Risorse Umane: focus sul benessere organizzativo.


Consulenza Risorse Umane - Parte 1

Wellbeing in Azienda

Lo “Star bene in azienda” è oggi un’evidenza, una necessità ed un valore per le organizzazioni. Il Benessere organizzativo o Wellbeing aziendale deve oggi integrare il welfare ed essere una priorità per chi si occupa di risorse umane

INDICE

Introduzione

Compito essenziale di coloro che si occupano di Risorse Umane in azienda è la cura del benessere del lavoratore. Quasi tutte le organizzazioni parlano di “mettere la persona al centro”. Ma come si può e si deve tradurre lo slogan in azione concreta?
Mettere la persona al centro esprime il concetto fondante della “sostenibilità del capitale umano”, principio cui dovrebbero ispirarsi tutte le organizzazioni.
Lo si può attuare con una politica interna di benessere organizzativo inteso come la capacità di un’organizzazione di promuovere, mettere in atto e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale di tutti i lavoratori che operano al suo interno e quindi dell’organizzazione stessa. L’azienda si impegna ad una cura dello star bene dei lavoratori, mettendoli nella condizione di lavorare meglio, inserendo azioni di “wellness at work” contrattualizzate ed incrementando così anche la produttività.
Società di consulenza esterna che affiancano i dipartimenti HR sono oggi specializzate a fornire supporto con piani ad hoc.

SI PARTE DAL WELFARE

Welfare è un termine inglese nato per indicare l’insieme di azioni  politiche, strategie ed interventi realizzati dalle istituzioni pubbliche a  tutela delle fasce più deboli della popolazione. Obiettivo primario è il miglioramento della qualità di vita dei lavoratori. Potremmo parlare di un welfare “istituzionale” che rimanda a programmi di assistenza sanitaria, previdenziale, di sostegno al reddito.
Il welfare aziendale, invece, è l’insieme delle iniziative messe a disposizione dalle aziende per i dipendenti. Si tratta uno strumento prezioso per migliorare il clima lavorativo e il benessere dei dipendenti. Apporta  benefici significativi, non solo dal punto di vista economico, ma di quello del poter conciliare il lavoro con la vita privata, il cosiddetto “work- life balance
Garantire servizi di Welfare in linea con le nuove esigenze dei lavoratori, è oggi una delle sfide principali di chi si occupa di gestione delle risorse umane.

I BENEFIT DEL WELFARE AZIENDALE: LA NORMATIVA

La normativa mette a disposizione delle organizzazioni due categorie di benefit a favore dei lavoratori hanno per garantire il welfare:

  • I fringe benefit
    Si tratta di “benefici accessori” a favore dei lavoratori  rappresentati da beni o servizi finalizzati allo svolgimento dell’attività lavorativa. Non sono compensi in denaro per cui definiti come “compensi in natura” o compensi strumentali. I i più usati sono i buoni pasto, il telefono cellulare, il computer, e l’automobile in concessione privata. Questi benefit sono in genere  regolamentati con il contratto individuale che l’azienda stipula con il lavoratore e sono parte integrante del reddito da lavoro dipendente. Essendo, quindi, parte della retribuzione, sono oggetto di tassazione.
  • I flexible benefit
    Sono “benefici flessibili”, beni o servizi che l’azienda decide di erogare al dipendente in aggiunta alla retribuzione. Non sono regolati dal contratto individuale ma scelte aziendali o di una contrattazione collettiva. Sono finalizzati a migliorare il benessere personale e familiare del dipendente: asili nido, borse di studio, assicurazioni sanitarie, previdenza complementare, abbonamenti al trasporto pubblico, etc. ll lavoratore può scegliere in base alle sue esigenze. Dal punto di vista fiscale godono di un trattamento agevolato, in quanto non costituiscono parte del reddito da lavoro dipendente.

DAL WELFARE AL BENESSERE ORGANIZZATIVO

Il concetto e il livello stesso di welfare aziendale stesso si sta indirizzando verso una logica di benessere del lavoratore e benessere dell’organizzazione che deriva da un insieme di parametri tra cui dobbiamo considerare il “clima organizzativo”, la “cultura organizzativa” e la stessa governance, patrimoni tangibili ed intangibili dell’azienda. A quelle che sono le indicazioni normative sulle misure di welfare oggi le organizzazioni dimostrano di aggiungere visioni più complete: saper promuovere e mantenere alto il livello di wellbeing con azioni più consapevoli e mirate . Assistiamo attualmente ad una costante attenzione a mettere la persona al centro, cioè superare il concetto dell’aver cura del lavoratore nei suoi bisogni essenziali per passare alla valorizzazione delle competenze, dei talenti affinché possa esprimere tutte le sue potenzialità

BENESSERE IN AZIENDA: VALORIZZARE IL CAPITALE UMANO

Una politica di benessere organizzativo o wellbeing da parte delle aziende è un’azione importante del processo di valorizzazione del capitale umano che si rivela sia investimento economico e sia apporto di valore al brand. L’empowering of the Human Factor rende oggi un’organizzazione vincente, cita ancora la ricerca di Deloitte. Vediamo le definizioni dei più significativi studiosi italiani in materia di psicologia ed organizzazione del lavoro. Si parla benessere organizzativo come del “rapporto che lega le persone al proprio contesto di lavoro, prendendone in considerazione le molteplici variabili, fra le quali: le relazioni interpersonali, il rapporto con i capi, il senso ed il significato che le persone attribuiscono al proprio lavoro, il senso di appartenenza alla propria organizzazione, l’equità nel trattamento retributivo e nell’offerta di opportunità di crescita e miglioramento lavorativo, l’ambiente di lavoro accogliente e piacevole”. Si intende ancora come benessere organizzativo “l’insieme dei nuclei culturali, dei processi e delle pratiche organizzative che animano la dinamica della convivenza nei contesti di lavoro promuovendo, mantenendo e migliorando la qualità della vita e il grado di benessere fisico, psicologico e sociale delle comunità lavorative”.

WELLBEING

Oggi si parla di wellbeing in azienda e ci si riferisce ad un concetto lato, che fa riferimento ad una condizione globale di ottimizzazione delle risorse con attenzione sia al benessere organizzativo, sia a quello personale e psicofisico del lavoratore. Il wellbeing è genericamente indicato come lo stato di benessere nel quale l’individuo è in grado di sfruttare al massimo le sue capacità cognitive ed emotive, esercitando la propria funzione all’interno della dimensione professionale e personale. Il benessere psicofisico si arricchisce di dimensioni legate all’ottimizzazione del potenziale, delle competenze e quindi delle performance con grande soddisfazione personale, emotiva e professionale dei dipendenti, a beneficio dell’organizzazione stessa. E’ visto come processo sistemico, a 360° che permette di lavorare meglio, aumentare la produttività. La multinazionale di Consulting Deloitte ha recentemente pubblicato una ricerca6 “che evidenzia come il well-being rappresenti uno dei trend dell’Human Capital del prossimo futuro, una delle principali priorità nella gestione del capitale umano.

EFFICACIA COLLETTIVA

Il wellbeing o benessere organizzativo deve avere una rilevanza anche in termini di coesione dei gruppi di lavoro affinchè i risultati del singolo si amplifichino grazie all’azione collettiva. E’ questo il taglio diverso dato da Bandura, psicologo dell’apprendimento sociale, centrato sull’autoefficacia, che parla di wellbeing organizzativo come di efficacia collettiva (Bandura, 2000): è un ampliamento, in ambito organizzativo, del costrutto di self-efficacy, (Collective Agency). “L’elemento centrale della CA è la credenza condivisa dai membri del gruppo che l’organizzazione sia in grado di ideare ed eseguire i comportamenti necessari per usufruire al meglio delle proprie risorse, per far fronte ad avversità e ostacoli, per migliorare le proprie performance e conseguire i risultati attesi.”. Le principali fonti dell’efficacia collettiva nelle organizzazioni é data da:
– caratteristiche personali dei membri (self-efficacy, senso di appartenenza);
– caratteristiche del compito;
– caratteristiche del gruppo (qualità delle relazioni, livello di coesione tra i membri);
– caratteristiche del contesto (cultura organizzativa: valori, norme stili)

Conclusioni

Concludiamo questa disamina di uno dei topics delle Risorse Umane, il benessere in azienda, con alcune riflessioni significative. Quasi in un gioco di parole potremmo dire che compito delle Risorse Umane in qualsiasi organizzazione è quello di creare e monitorare lo stile e la qualità di vita e di lavoro delle proprie Risorse Umane. Il benessere in azienda è dato dall’armonizzazione di azioni a favore sia del benessere organizzativo, sia di quello del singolo dipendente. Ovviamente si parla di un unico ecosistema che va protetto, sostenuto e stimolato. Per fare questo sono necessarie molteplici professionalità che lavorino in sinergia. Ecco che società di consulenza esterna che dispongano di team integrati composti da esperti HR, psicologi, psicologi del lavoro, counsellors, coaches, possono essere il supporto ideale del dipartimento interno HR delle aziende.
Note / Bibliografia
  • Con il decreto legge n. 176/2022, o decreto Aiuti- quater, del 18 novembre 2022 (convertito poi in legge il 13 gennaio 2023), la soglia per l’anno fiscale 2022 è passata da 600 euro a 3.000 euro
  • L’Art. 51 del TUIR (Testo Unico sulle Imposte e sui Redditi) identifica le varie categorie di servizi che possono essere offerti ai collaboratori, le soglie di esenzione e i tassi di esclusione della tassazione riguardo alle agevolazioni per i dipendenti dei diversi settori.
  • Pellizzoni L. Cosa significa partecipare , Rivistaweb, 2005
  • Avallone F., Bonaretti M., Benessere organizzativo per migliorare la qualità del lavoro nelle amministrazioni pubbliche, 2003, pag.61
  • 2020, Deloitte Global Human Capital Trends”
  • Bandura A. , Autoefficacia. Teoria e applicazioni, 2000

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