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PRENDERE DECISIONI PER RISOLVERE I CONFLITTI: LA TEORIA DEI GIOCHI

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Un buon manager deve sapere prendere decisioni efficaci e questo significa avere la capacità di esaminare a fondo le situazioni, gestire le dinamiche di gruppo e trovare soluzioni.

Il mondo aziendale attuale è caratterizzato da:

  • Incertezza
  • Imprevedibilità
  • Competitività
  • Complessità
  • Sovrabbondanza di informazioni
  • Globalizzazione

e richiede dirigenti , manager e leader che sappiano gestire tali aspetti, anche in visione multi sistemica , che sappiano confrontarsi con essi e prendere le decisioni più efficaci e produttive.

Questi ultimi quarant’anni hanno visto una rivoluzione epocale nell’ analisi e gestione delle dinamiche relazionali e decisionali. Pensiamo all’applicazione della Teoria dei giochi nella vita aziendale.

LA TEORIA DEI GIOCHI

La teoria dei giochi si occupa dello studio delle interazioni strategiche tra individui ed è fondata su alcune ipotesi che caratterizzano il modo fondamentale di agire e di pensare degli individui. Il presupposto è che gli individui che interagiscono in un problema decisionale siano intelligenti e razionali: gli assiomi della razionalità di J. von Neumann e O. Morgenster, padri della teoria dei giochi, con il famoso libro “Theory of games and economic behavior”, che con la critica forte alla teoria walrasiana dell’equilibrio economico generale (che pone il limite di non tenere in giusta considerazione l’influsso che le interazioni con gli altri individui hanno sulle decisioni del singolo), ha generato “una nuova matematica”. In questo caso gli agenti sono consapevoli del fatto che le proprie decisioni influenzano e sono influenzate dalle azioni di altri individui; é razionale dunque colui che, non solo massimizza la propria funzione obiettivo sotto il vincolo delle risorse a disposizione, ma considera anche le conseguenze dell’interazione strategica. Dunque il concetto di razionalità strumentale e quello di razionalità strategica prevedono che gli agenti economici si comportino in modo tale da perseguire il proprio interesse personale.

LA RAZIONALITA’STRATEGICA

La teoria dei giochi studia i meccanismi della scelta razionale in situazioni caratterizzate da interdipendenza, cioè in quelle circostanze in cui il risultato (playoff), ottenuto da un soggetto, dipende dalle scelte di altri soggetti che interagiscono con lui e viceversa. Ne consegue che il soggetto, se è razionale, tiene conto di questo stato di cose nel decidere le proprie azioni: si comporta, pertanto, in modo strategico. La razionalità strategica o strumentale propone una razionalità non solo per il conseguimento del proprio obiettivo, ma considera anche la conseguenza dell’interazione strategica.

Il concetto di equilibrio di Nash, premio Nobel per l’economia, risponde al problema di determinare la soluzione di qualsiasi gioco, sulla base di pochi e generali principi di razionalità. Se le strategie dei giocatori sono in equilibrio, ognuno ottiene dal gioco il massimo che può aspettarsi, in base alle scelte razionali degli altri giocatori. Non sempre però l’equilibrio di Nash è una buona soluzione.

Molti giochi conflittuali, specialmente nell’economia e nelle scienze sociali, hanno più equilibri.“il risultato migliore si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sè e per il gruppo, secondo la teoria delle dinamiche dominanti “

Secondo la teoria del matematico americano, infatti, in un gruppo di contendenti la spunta chi persiste in un’opzione strategica, anche se spesso non è la più intuitiva, anzi può essere in apparenza controproducente. E i numeri lo provano. Il teorema di Nash dimostra che in una situazione dove gli attori non cooperano, anzi sono in competizione tra di loro e non possono fidarsi l’uno dell’altro o accordarsi (nel caso specifico seguendo alla lettera il motto “tutto è lecito in amore e in guerra”), la mossa vincente, per tutti e per ciascuno, è arrivare a un equilibrio, definito appunto “di Nash”

E’ come se partecipassi a un gioco con le regole che per me non hanno senso,

perché le ha fatte della gente sbagliata. No, anzi: non le fa nessuno.

Sembra che si facciano da se stesse”

(Il Laureato, 1967)

Conoscere le regole ed applicarle affinchè sia il singolo , sia il gruppo raggiungano efficacemente i risultati è la più importante competenza manageriale. Ecco perché applicare la Teoria dei giochi è diventata una prassi formativa. La principale distinzione effettuata dalla Teoria dei Giochi è quella che suddivide i giochi in:

Giochi non cooperativi:

  • ogni singolo partecipante cerca di ottenere il meglio per se stesso
  • non c’è possibilità di mettersi d’accordo
  • eventuali comportamenti “cooperativi” riflettono interessi indipendenti

Giochi cooperativi:

  • unità di analisi è il gruppo, o coalizione
  • collaborazione produce maggiori guadagni per tutti
  • vero problema: ripartizione dei interessi e benefici tra i singoli

La Teoria dei Giochi ha come oggetto di studio l’analisi delle decisioni che coinvolgono più individui” (Gibbons)

CONFLITTO ANALISI DEI RISULTATI DECISIONE OTTIMALE

Condizioni :

  • individui “intelligenti” e “razionali”
  • obiettivi non identici, spesso contrastanti.

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